Finalmente Natale

by Claudia Sbarra, Italian, exclusive for The diagonales –

Quest’anno sarà un Natale diverso”, l’ennesima frase fatta in tempi di Covid.

Certo se si intende “diverso” da quello in cui solitamente sono previsti bagni di folla nei centri commerciali per gli acquisti dei regali da mettere sotto l’albero, allora sì. Ce ne dobbiamo rammaricare? Direi di no.
Per quello che mi riguarda, su questo fronte, sarà uguale a tutti gli altri perché io i regali di Natale, come ogni anno, li ho già comprati a ottobre/novembre e se proprio ci sarà una necessità dell’ultima ora ci penserà Amazon. Doni utili e accessibili, niente di dispendioso o eclatante. Comunque, sono certa che grandi e piccoli non resteranno privati dei loro regali, anche se tristemente sono tante le persone in difficoltà economiche che questo momento di emergenza sta lasciando dietro di sé.
Ma non è solo a questo che ci si riferisce, sarà un Natale “diverso” per via delle presenze affettive che dovranno necessariamente essere limitate attorno ad un tavolo e sotto lo stesso tetto, non si potrà più andare da regione a regione e via di questo passo. “Diverso” per via delle molteplici limitazioni, questo sì, ma lo si fa per la nostra salute e la nostra sopravvivenza.

Fermiamoci un attimo e recuperiamo, per fare chiarezza, cosa conta davvero a Natale e cosa rappresenta questa festività da molti tanto attesa e amata.
Mi auguro si potrà definirlo un Natale intimo e spirituale cosa che, devo dirlo, non dovrebbe spaventarci perché ci darebbe l’opportunità di riflettere, di ritrovare noi stessi e riallacciare quell’intimità con Dio. Con quel Suo figlio che nasce e si fa uomo, pur essendo di natura divina, e viene a salvarci sacrificando sé stesso, che non è poca cosa. Viene alla luce in una stalla, adagiato in una mangiatoia, un bue e un asinello come testimoni, umile fra gli umili, in povertà e letizia e con accanto il calore della Santa Famiglia: Maria e Giuseppe. Luce nelle tenebre della notte rischiarata da quella cometa che indica a tutti la strada, ai piccoli e ai potenti della terra.
Quel vibrante Presepe ricreato da San Francesco nel 1223, che evoca il luogo santo di Betlemme, e si trasforma in altare eretto sopra una mangiatoia, con accanto un bue e un asinello, e che ha dato vita alla tradizione del Presepe.
A questo simbolo poi si aggiungerà l’albero con i suoi doni.

L’albero che simboleggia, l’asse che collega la terra al cielo, albero della vita perché in lui si identifica la figura di Cristo che dà i suoi frutti attraverso la croce, Cristo che si dà all’umanità per salvarla.
Oppure l’albero inteso a sottolineare la santità dei luoghi o a simboleggiare il valore di una persona, proiezione di sé verso il futuro, come scritto anche nei sacri testi della religione islamica.
Ma se non credi e non ti poni il problema di Dio oppure il tuo è diverso dal mio, va bene lo stesso, ci mancherebbe, ad ognuno la sua storia ed il suo credo che va sempre e comunque rispettato.

Se intendiamo il Natale concepito come festa di una nascita interiore, che può riguardare ciascuno di noi, allora il Natale ci accomuna tutti e ci fa andare oltre i simboli e le religioni. Natale inteso come rinascita della persona che avverte impellente la necessità di prendersi cura dell’anima, del nostro io più intimo, allora sì che ci stiamo facendo un regalo. Per farlo dobbiamo saperci ascoltare, guardarci e scavare dentro di noi per tirare fuori quella luce, quella fiammella d’amore che ognuno custodisce dentro di sé ma che forse, per toppo tempo, abbiamo trascurato e fatto spengere. Quel fare chiarezza che serve a mettere a fuoco quello che di buono c’è in ognuno di noi per farlo emergere e condividerlo con chi ci sta intorno. Le sollecitazioni e le contaminazioni del mondo molto spesso ci obbligano a guardare fuori e a trascurare il nostro spirito lasciandolo al buio e al silenzio.

Ecco se vogliamo dare un senso più alto a questo “Natale diverso” cerchiamo di portare fuori quella fiammella d’amore per condividerla con gli altri affinché possa rischiarare la nostra esistenza e impreziosire la loro. Custodiamola con cura ed evitiamo di farla spegnere al primo soffio di vento.
Un sereno, intimo, mite, sobrio, intenso, Natale a tutti. Un Natale diverso perché rinnovato nello spirito.


Claudia Sbarra è nata a Roma dove tuttora vive. Ha conseguito una laurea in Lettere moderne (indirizzo antropologico) e a seguire un diploma di laurea in Riabilitazione motoria. Nel 2017 è stata pubblicata la sua prima opera A BASSA VOCE, nel 2019 IN CONFIDENZA, a breve ne uscirà una terza. Le piace indagare sui dubbi e le fragilità delle persone.