Un viaggio nel Bridge

by Danilo Battistelli, exclusive for The diagonales

Agosto è un mese di vacanza. Quest’anno gli italiani si godranno in prevalenza la loro bella Italia. Anch’io sono tra questi. Ma con l’aiuto della tecnologia possiamo concederci anche un viaggio, nemmeno troppo “virtuale”.
Un viaggio “reale” nel meraviglioso mondo del Bridge, usando gli strumenti della comunicazione “social”. Un viaggio rimanendo sotto l’ombrellone o su un prato di montagna o sulla terrazza di casa.
Nelle prossime cinque domeniche, a decorre da oggi, si parlerà di Bridge in modo insolito.
Oggi mi soffermerò sulla valenza educativa, sociale, culturale e addirittura “immunitaria” di questo nobile gioco, oggi diffuso trasversalmente in tutte le comunità.

Nelle cinque successive Postcard presenterò in modo sintetico, ma esaustivo, cinque dichiarazioni (licite) basilari che troppo spesso anche giocatori di lungo corso (non professionisti) travisano, perché impegnati a ricordare mnemonicamente decine di regole, piuttosto che affidarsi al ragionamento autonomo che discende da pochi semplici princìpi.
La fonte primaria delle prossime cinque Postcards saranno due miei libri, [che si trovano su Amazon cliccando sul link n.d.r.]: Appunti di un Principiante per Principianti (nel seguito gli Appunti) e Pensieri Liberi e Riflessioni Strutturate di Bridge, da cui estrarrò, in tutto o in parte, alcuni capitoli

1BRIDGE: MENS SANA ET CORPORE SANO

Nel titolo non c’è un errore.
Il proverbio latino dice mens sana in corpore sano.

Ma il mio intento è di dare prova che il Bridge fa bene contemporaneamente sia alla mente sia al corpo, di qui la sostituzione della preposizione “in” con la congiunzione “et. La mente “et” il corpo sono infatti un organismo duale.

Nel greco antico e nel sanscrito un soggetto “duale” si distingue dal “singolo” e dal “plurale”. Sta ad indicare l’ “insieme inscindibile” di due “persone” o elementi. Le due persone sono un “unicum”. Il pensiero o il comportamento di una delle due si riverbera istantaneamente sull’altra in pari misura e con gli stessi effetti, positivi o negativi che siano.
È quello che spesso accade a due gemelli o a marito e moglie uniti da un amore sincero e profondo e che il sacramento del matrimonio unisce in una sola persona.
Ma in realtà accade molto più semplicemente ad ognuno di noi perché siamo costituiti da anima “et corpo, separati solo dalla morte ma ricongiunti nel giudizio universale. Spesso il dolore dell’anima porta ad una morte di crepacuore; per contro un piacere fisico ci rilassa e ci appaga fino al profondo dell’anima. L’anima è puro spirito e si identifica anche con il pensiero.

Mi sono sempre chiesto se siano l’anima e il pensiero a risiedere nel corpo o viceversa. Nella nostra fantasia tendiamo a collocare l’anima e i nostri sentimenti nel corpo. Più specificamente nel cuore, seguendo i nostri sentimenti, o nel cervello, inseguendo la scienza.
Scandagliare il cuore e i sentimenti ivi riposti è molto difficile.

Proviamo a inseguire la scienza e vedere cosa accade nel nostro cervello, al pensiero e al corpo.

Nel 1964 Marian C. Diamond cambiò il paradigma delle neuroscienze. Dimostrò che una corteccia cerebrale arricchita dall’apprendimento è più spessa e offre maggiori capacità cognitive, per contro una corteccia impoverita dalla pigrizia del pensiero mostra una sempre più ridotta capacità di apprendimento. Questo risultato è stato confermato da una sua successiva ricerca, nel 1984, condotta niente meno che su quattro porzioni del cervello di Albert Einstein, che era stato preservato dopo la sua morte. L’evidenza più significativa fu riscontrata nell’area 39 dell’emisfero sinistro di Einstein, dove maggiore era l’incremento del numero di cellule deputate alla cognizione e all’apprendimento. 

Ma la scoperta più affascinante fu che la stimolazione cognitiva dell’area dorsolaterale del cervello può giocare un importante ruolo immunitario. In altre parole ciascuno di noi può “personalizzare” un certo grado di immunizzazione grazie ad un pensiero positivo che interagisce con il sistema immunitario. Il Bridge – che richiede capacità di dialogo, fair play, concentrazione, memoria, strategia, capacità di deduzione e di scelte rapide e che quindi impegna l’emisfero sinistro – stimola lo sviluppo dei linfociti T CD-4, che sono le principali armi di difesa immunitaria contro l’attacco da virus e infezioni.

La vignetta di Altan, presa a prestito per un dialogo divertente sul Bridge. By D. B.

Un recente studio condotto all’Università di Berkeley su un campione di giocatrici di bridge ultra settantenni, ha confermato che dopo un pomeriggio di Bridge il numero di linfociti T CD-4 nel sangue era considerevolmente aumentato, almeno temporaneamente: neuroimmunologia e sistema immunitario a braccetto, esattamente come i neuroni dei due compagni di gioco, che dialogano in silenzio seguendo la logica del Bridge!

Il Bridge è passione, socialità, aiuta a lenire solitudine e noia. I giocatori di bridge hanno trovato l’elisir della giovinezza e anticipato il vaccino anti Covid-19, mentre i loro coetanei seduti in panchina o peggio nei bar o nelle sale Bingo, vedono ridurre sempre più i loro linfociti T DS-4 cedendo alla senilità.

A nessuno venga in mente di pensare che gli altri giochi di carte possono essere paragonati al Bridge.

Il Bridge non è un gioco di carte ma un gioco con le carte. È la disciplina sportiva della mente e in tal senso la FIGB (Federazione Italiana Gioco Bridge) – che raggruppa circa 400 Circoli in tutta Italia – è associata del CONI dal 1993.

La portentosa azione del Bridge sull’anima e sul comportamento ha portato questo gioco anche nelle scuole come strumento di educazione e nelle carceri, per la rieducazione.

La FIGB ha sottoscritto un protocollo di Intesa con il MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) per l’insegnamento del Bridge nella Scuola, con il supporto di Società Sportive ed Insegnanti Federali. Sono tante le iniziative che le scuole italiane in questi anni hanno intrapreso in svariate forme sulla base di progetti educativi e didattici. Alcuni come arricchimento di un curriculum personale (guadagno di “crediti”), altri con progetti collegati alla Matematica (Bridgematica) o all’Informatica, altri ancora come parte del programma di Educazione Fisica.

Gli studenti hanno mostrato ovunque un grande interesse. In molti casi si è “risvegliato” una passione e una partecipazione attiva da parte di alunni che non ricevevano stimoli adeguati da un insegnamento di solo tipo tradizionale. Chi studia il Bridge avverte infatti che si sta avviando ad uno sport unico nel suo genere dove non circolano soldi.  La soddisfazione che i giovani ottengono dai risultati conseguiti rappresenta di per sé la gratificazione regalata da uno sport praticato a livello amatoriale.

Per le carceri, esempi si trovano in quelle di Bollate (Milano), Rebibbia (Roma), Latina. La Direzione degli Enti carcerari ha chiesto e ottenuto il supporto della FIGB che ha messo a disposizione Istruttori Federali.

L’etica del fair play e del rispetto degli avversari è replicabile nella vita quotidiana, di qui l’evidenza dell’utilità della formazione bridgistica inserita in un percorso di riabilitazione. Imparare il Bridge può aiutare a reimpostare il futuro e può fare la differenza nella vita di qualche recluso quando uscirà dal carcere.

Ma l’esempio probante è la vita e la malattia del sottoscritto.
Il secondo volume (Pensieri Liberi e Riflessioni Strutturare di Bridge) l’ho scritto su richiesta di alcuni lettori aspiranti agonisti, ma anche per innamorati della vita. Per questo ho “alleggerito” le Riflessioni Strutturate di Bridge inserendo alcuni dei miei Pensieri Liberi, scritti nel corso degli ultimi anni.

Riporto di seguito alcuni passaggi.

I Pensieri Liberi usano parole indipendenti, anarchiche, sono la sintesi di uno spicchio di realtà che ci circonda, del palpito irripetibile di un’emozione, di una percezione offerta anche dalla fantasia all’animo umano, al mio, altrimenti difficili da esprimere verbalmente. Più facile farlo con la scrittura, nell’intimità.
Sono senza tempo.
Sono anche interpretabili liberamente dal Lettore, che forse vi ritroverà anche una sua personale emozione vissuta.

Il Bridge usa invece vocaboli gergali e simboli ben precisi, assegna alla licita un messaggio univoco in base alla sequenza temporale, favorisce la concatenazione logica del pensiero, aiuta a trarre conclusioni in modo rapido e preciso.

Che nesso c’è tra Bridge e Animo Umano, tra i Pensieri Liberi e le Riflessioni Strutturate, tra la Tecnica e le Emozioni? Credo profondamente che siano un “sistema duale”, cioè inscindibili e che la prima non possa fare a meno delle seconde.
Se il “tuo” Bridge diventasse arido andresti incontro all’esilio nel deserto.

La sala non è soltanto gremita di avversari ma di amici che condividono la tua stessa passione e – se sei fortunato – il tuo Partner dovrebbe essere il migliore di questi amici: già averlo seduto di fronte a te per un pomeriggio dovrebbe essere un piacere e un’emozione di per sé.

Accanto al Bridge il sentimento dell’Amore primeggia su tutti i miei Pensieri Liberi.
Sfortunato chi vive senza amore.

William Shakespeare, che di storie d’amore se ne intendeva, diceva che chi non ha mai commesso una piccola follia per Amore non ha avuto la fortuna di conoscere l’Amore.
Nei miei Pensieri Liberi c’è spazio per l’Amore in tutte (o quasi) le sue forme: l’Amore per l’Amore, l’Amore per la mia donna, l’Amore immaginato, l’Amore per la famiglia, l’Amore per la bellezza, l’Amore per l’amicizia, l’Amore per il mio cane e i miei gatti, l’Amore per Gubbio, terra delle mie origini, l’Amore per Orvieto, terra che mi ha adottato, l’Amore per le tradizioni che mi legano agli avi, perfino l’Amore per l’odio di cui molti soffrono; inoltre la lontananza da una persona amata, la fede e anche  la malattia da cui pochi eletti sono esenti.

La malattia è spesso devastante, invalidante e disegna due vie: la prima già a senso unico verso la destinazione finale; la seconda, verso l’abisso della mente ove risiedono l’angoscia, la depressione ma, ancora più in fondo, la forza e la speranza per allungare e allietare giorno dopo giorno la prima via.
Io mi sono immerso fino al fondo della seconda via.

Vi ho trovato anche il Bridge e i miei Pensieri Liberi, solo apparentemente gestiti in modo autarchico e incomunicabile dai miei due emisferi cerebrali.

La neuroscienziata Marian C. Diamond aveva a disposizione solo quattro porzioni del cervello di Albert Einstein e non anche la sua anima. Avrebbe trovato la prova che anche Einstein era “duale”, come tutti gli esseri umani. Ma a me basta ricordare una delle sue memorabili frasi: La fantasia è più importante del sapere, perché il sapere è limitato.

Io aggiungo che i miei numerosi check-up, fatti da numerosi anni con cadenza regolare, confermano un significativo e progressivo incremento di linfociti T DS-4…

Arrivederci a domenica


Danilo Battistelli, Italiano, è nato a Gubbio nel 1948. Si è laureato nel 1972 a Siena (cum Laude) in Economia, con una Tesi sull’Unificazione Monetaria Europea.
Ha svolto la sua attività professionale nell’area finanza in Italia, in collegamento costante con Parigi, Bruxelles, Londra e Francoforte. Dopo essere stato Direttore Generale di CC&G SPA, facente parte del Gruppo Borsa Italiana e dal 2007 del London Stock Exchange Group, ha terminato la sua carriera a Francoforte presso la Banca Centrale Europea.

Oggi si dedica al suo hobby principale, il Bridge, a cui ha dedicato anche due libri di successo.